PARROCCHIA SAN LIBERATORE VESCOVO
 
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La Storia
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1 - La fortuna della chiesa di san Liberatore

La chiesa di san Liberatore si trovava a Magliano in una posizione indubbiamente strategica. Collocata di fronte all'accesso principale al paese poteva controllare le entrate e le uscite dei cittadini, favorire le mire e le ambizioni di estranei e nemici. Vi si aggiunga che essa era tutta circondata dal monastero di santa Croce le cui suore di clausura poste al-l'entrata del paese come le antiche vestali per propiziare il favore di Dio potevano all'occorrenza servire come un paravento per favorire i disegni del clero o dei canonici.

Questo stato di fatto non é certamente sfuggito ai capi del paese fin dai tempi più antichi, tanto che la chiesa è venuta a trovarsi arcipresbiterale e ricca di favori e privilegi. Tanto meno poteva sfuggire ai papi nel periodo in cui essi dopo la metà del 1400 cominciarono a riorganizzare su nuove basi i loro domini.

Il primo a interessarsi di Magliano fu il papa Pio II Piccolomini il quale, in seguito al suo passaggio avvenuto alcuni anni prima, nel 1459 di­chiarò collegiata la chiesa di san Liberatore.

L'anno dopo e precisamente il 4 marzo 1460 con un altro breve intitolato "Apostolicae servitutis" convogliò alla chiesa di san Liberatore ibe­ni di altre due chiese un po' decadute: S. Lorenzo e S. Maria di Uliano. I -beni di queste chiese dovevano essere divise in otto parti uguali: due al-l'arciprete di san Liberatore, sei una per una ai sei canonici.

In quegli anni non vi era anocra il Ponte Felice lungo la Via Flaminia. Il Tevere si passava a guado e i Maglianesi controllavano questo guado. La politica dei papi perciò non poteva fare a meno di Magliano.

Questa politica fu proseguita specialmente dal papa Alessandro VI Borgia (1492-1503). La benevolenza di Magliano gli era troppo necessaria per poter ottenere via libera agli eserciti di Cesare Borgia che andavano e venivano lungo la Flaminia impegnati nella conquista delle Romagne.

Appunto in questi stessi anni e per la stessa ragione il papa Borgia stava edificando a Borghetto un castello per Lucrezia Borgia sua figlia: appunto perchè vi trovassero ospitalità i soldati di Cesare costretti a perdere qualche giornata al guado della Flaminia.

Avvenne che prendendo pretesto dalla supplica del Card. Oliviero Cara-fa (1483-1503) - fatta del resto anche perchè corrispondeva in pieno ai desiderata del Papa - Alessandro VI con breve del 18 settembre 1495 sposta la Cattedrale da Vescovio a Magliano, appunto nella chiesa di san. Liberatore . Nel breve papa Borgia dopo aver ricordato che "la pia madre Chiesa nella sua sollecitudine per i figli, vigile e prudente per le loro necessità, distribuisce onori, canonicati e prebende", prende nota che Vescovio è  in luogo campestre, deserto e da nessuno più abitato”;  per cui essendo Magliano un centropopoloso e a modo” il Papa, da paese che era, eleva Magliano alla dignità di citta (=civitas) ed ordina che "Ecclesia Cathedralis Sabinorum" sia la stessa chiesa di san Liberatore. Come si vede, nei documenti ufficiali va sempre avanti il nome di Liberatore e non di. Liberato.

 

2 - Liberatore o Liberato? Una questione secolare

Lo spostamento della Cattedrale da Vescovio a Magliano nel 1495 non è stato accettato in nessuna maniera dalle popolazioni locali.

L'indignazione fu grandissima e soprattutto i paesi più vicini si diedero da fare per mettere in salvo dalla Cattedrale di Vescovio quante più cose potessero per evitare che andassero a finire a Magliano. Infatti appariva evidente che lo spostamento era dettato da motivi politici e non religiosi; né si poteva pretendere che la gente della Sabina legata in massima parte alla famiglia degli Orsini simpatizzasse di punto in bianco con la politica dei Borgia contro gli Orsini.

I paesi più vicini a Vescovio e precisamente Torri e San Polo misero al sicuro le reliquie. La mentalità di allora era che la chiesa stava dove stavano le reliquie: perciò- se non vi erano le reliquie della Cattedrale non vi era neppure chiesa Cattedrale. Si tratta di una mentalità legata a un canone di un concilio cartaginese del secolo quinto e che è stata osservata per tutto il MedioEvo.

Seguirono minacce e bandi da parte delle autorità; forse anche scomuniche e interdetti. L'apparizione della Madonna della Noce 1'11 giugno 1505 a San Polo è appunto motivata da questi avvenimenti.

La questione delle reliquie è finita solo un secolo dopo col Card. Paleotti (1591-1597) che fu insieme benefattore di Magliano a cui diede il Seminario e di Vescovio a cui diede il convento sulla collina. Il card. Paleotti dispose che le reliquie della Cattedrale fossero conservate a san Polo nella chiesa di san Pietro a condizione che una volta l'anno, scortate dai  Santopolani fossero portate in processione a Vescovio ed esposte alla venerazione dei Sabini. Ma ben più infuocata della lotta per le reliquie è stata la lotta per la riconquista dei beni asportati a Magliano; prebende, canonicati, benefici ecc.

Il momento storico già di per sé era turbolento: lotte di Cesare Borgia contro gli Orsini di Stimigliano, Sanpolo, Montebuono, Torri, Selci, ecc.

Finalmente il 18 agosto 1503 morì Alessandro VI e il Card. Carafa se ne fuggi a Napoli. Il nuovo vescovo di Sabina Lorenzo Cibo non fece neppure a tempo a prendere possesso della sede perché il nuovo papa Pio III mori dopo soli 26 giorni di pontificato.

Il 31 ottobre 1503 venne eletto Giulio II. Frattanto gli Orsini, crollati i Borgia, erano rientrati nei loro possedimenti. Giulio II invece ricominciò una lotta sistematica contro tutti sostenendo che ciò che Cesare Borgia aveva conquistato lo aveva conquistato per la Sede Apostolica.

Quindi nuove guerre, nuovi scontenti, nuovi malumori; e in tutto questo rimescolio di cose la guerriglia dei paesi sabini contro Magliano si faceva sempre più vivace e sempre più incontrollata e pericolosa.

Ed è a questo punto che entra in scena un altro personaggio: il Card, Carvajal. Costui nel 1512 si era ribellato a Giulio Il (1503-1513) nel concilio di Pistoia; poi aveva ottenuto il perdono da Leone X (1513-1521) e mandato in Sabina dove si sapeva che i problemi da risolvere erano parecchi. Volendo lavorare seriamente venne a Vescovio: andare a Magliano avrebbe significato mettersi contro tutta la diocesi.

Fu lui che nel 1521 per pacificare gli animi chiese a Leone X un breve che riportasse la Cattedrale a Vescovio. Il breve porta la data del 21 giugno 1521. In esso il papa dopo aver lodato il Carvajal per i lavori fatti nella chiesa di Vescovio e nel palazzo che è presso la chiesa, passa a ricordare gli odii accaniti, gli scandali acerbi le lamentele, le risse, gli scontri armati, gli incendi e i saccheggi che da parte di tutti i paesi si facevano contro Magliano a causa della Cattedrale spostata; e nota che altri ben più gravi se ne stavano preparando.

Siccome il Papa qui descrive un fatto innegabile e cioè che tutta la diocesi era insorta in favore di Vescovio, viene da pensare che papa Borgia avesse mentito o almeno avesse calcato un po' le tinte nel descrivere l'abbandono in cui era caduto Vescovio.

Leone X con la sua capacità di umanista cerca di fare tutti contenti e gabbati. Decise che Vescovio fosse chiamata “Antiqua Cathedralis Sabinorum” e san Liberatore di Magliano “Nova Cathedralis”. E poiché papa Borgia aveva elevato Magliano alla dignità di “civitas” egli proclamò che tutta la Sabina è una città "Tote Sabina Civitas". Sembra una presa in giro e infatti lo è; però le conseguenze di questo decreto dovettero colpire vivamente i Maglianesi. Infatti se Vescovio era Cattedrale dovevano tornare a Vescovio tutte le dignità, canonicati e prebende che erano state spostate a Magliano.

I Maglianesi col ricavato di tutte queste dignità stavano ricostruendo quasi ex novo sia la chiesa di san Liberatore e sia il palazzo vescovile che veniva a trovarsi proprio di fronte alla nuova facciata della chiesa. Inizialmente i lavori furono sospesi; però non era questo il desiderio del Papa il quale provvide adoperando una tecnica vecchia quanto il mondo e in uso presso tutti i governanti: quella di imporre nuove tasse.

Vi erano nel territorio di Magliano alcuni ponticelli di legno costruiti su altrettanti fiumiciattoli per facilitare l'accesso verso Roma. Il Papa dispose che per ogni soma che passasse sopra uno di questi ponticelli i Maglianesi potessero riscuotere non uno ma due bolognini. Il ricavato di tale tassa sarebbe servito per la costruzione della Cattedrale e del palazzo vescovile. In altre parole i Maglianesi dovettero provvedere da soli sia alla erezione della nuova Cattedrale dei Sabini e sia alla costruzione del palazzo del Vescovo.

Ormai che le cose erano a questo punto era impossibile pretendere più che da Vescovio arrivassero a Magliano le reliquie della Cattedrale. Anche su questo i Maglianesi dovettero provvedere da soli.

Infatti sappiamo che al termine dei lavori si è cominciato a venerare nella Cattedrale di Magliano addirittura il corpo di san Liberatore.  Quindi si era provveduto più che brillantemente!

E allora andassero in malora le reliquie di Vescovio! La nuova Cattedrale poteva essere fiera delle reliquie del suo Santo.

Tutto il 1500 e buona parte del 1600 fu per Magliano un tempo assai duro:

Anzitutto vi era la questione dei Cardinali   Vescovi. I poveretti accettavano la nomina a Vescovo di Sabina; però una volta che l'avevano accettata cominciavano i guai. Se parteggiavano per Magliano erano in odio, a tutta la Diocesi; se parteggiavano per Vescovio erano graditi alla Diocesi e forse anche al Papa, ma si sottoponevano a mille disagi perchè la zona cadeva sempre di più in squallido abbandono e diventava covo,di briganti e di fuorilegge. Così. appena potevano facevano domanda di passare ad altra sede.

Vi era la questione delle razzie che facevano contro Magliano i paesi vicini soprattutto per la questione di Vescovio. A questo devono essere aggiunte le questioni che Magliano dovette sostenere contro Roma che nel 1576 gli impose i nuovi statuti.

Non ultima difficoltà il Tevere! Benedetto Tevere anche lui! Non voleva passare sotto il Ponte Felice!

Sappiamo che Papa Sisto V aveva affidato all'architetto Domenico Fontana l'impegno di costruite un ponte sulla Flaminia dove era il guado all'altezza di Magliano. Il ponte doveva essere chiamato Ponte Felice dal nome del Papa: Felice Peretti. Un bel disegno, un bel lavoro, una bella spesa, una bella medaglia coniata in ricordo al termine dell'opera. Però Domenico Fontana non poteva scegliere un luogo più infelice. Infatti appena costruito il ponte il fiume si é rifiutato di passarvi sotto ed ha cominciato a vagare di qua e di là nella campagna solitaria. Bandi, grida, ordinanze, lavori, opere obbligatorie. Il ponte serviva per il collegamento degli stati pontifici. Magliano perciò doveva provvedere che fosse efficiente. Si fanno tentativi di palizzate, stecconati, gabbionate, si portano sassi... Il Tevere non ne vuol sapere di passare sotto il ponte e sfonda sempre andandosene o a destra o a sinistra o da entrambe le parti, lasciando il Ponte Felice artistico e imponente come un malinconico addormentato nella campagna solitaria.

Ed erano le cose a questo punto quando, imprevisto e inaspettato, avviene il fattaccio!

 

3. Il fattaccio del 1582

Una triste mattina. del 1582 i Maglianesi si accorgono che il corpo di san Liberatore era stato rubato. Costernazione generale. Taglie di qua, ricerche di là; non se ne venne a capo di niente. I soliti ignoti!

Una Cattedrale senza reliquie? No, non poteva essere. Occorreva subito provvedere. La città non poteva restare scoperta; la Cattedrale della diocesi non poteva reggersi sul vuoto. Siamo ancora, come si vede in una mentalità tipicamente medioevale. Ma dove trovarle le reliquie, dove?

 

Ed ecco a questo punto entrano in campo gli Agostiniani con una mossa assai abile. Sappiamo infatti che gli Agostiniani si trovavano a Magliano già da parecchi anni. Essi avrebbero potuto rifornire la Cattedrale di Magliano di una reliquia di san Liberato, il loro santo abate.

In quel momento Liberato o Liberatore valeva lo stesso, purché nella Cattedrale vi fosse una reliquia. E poi tra Liberato e Liberatore qual è la differenza? Si tratta di una sillaba, no?

La reliquia infatti venne dal. convento agostianiano di Montefiascone; ed era una reliquia insigne, un braccio.

Cosa c'entrasse Montefiascone con san Liberato di Africa non è possibile dirlo; però la reliquia arrivava con tutte le autentiche in regola. E così san Liberato si installò ufficialmente al posto di san Liberatore e ne godette anche la festa del 15 maggio.

Però la cosa dette motivo a parecchi contrasti. Sperandio osserva costernato che "questo nome di Liberato prese voga perchè alla mancanza non si poté subito supplire che col far venire dal convento di S. Agostino in Montefiascone una reliquia che veramente apparteneva a un san Liberato. Il furto e la immatura surrogazione tennero per un secolo e mezzo così divisi e discordi i Maglianesi nell'idea del di loro santo protettore e titolare della propria chiesa che vi è stata gran pena a riconoscerlo".

Lo stesso Sperandio  parla di due partiti tra i maglianesi, schierati l'uno contro. l'altro:Vi erano perciò due partiti, per san Liberato l'uno e. per san Liberatore l'altro”.

Ad ogni modo almeno in un primo periodo il partito.di san Liberato ebbe il sopravvento. Quando nel 1604 i Fogliani fecero, dipingere l'abside della loro chiesa, per dimostrare la loro fedeltà. a Magliano e non a Vescovio, vollero rappresentati sulla parte. destra i due santi protettori di Magliano: san Lorenzo martire e san Liberato abate e martire. Infatti quest'ultimo oltre la palma porta il pastorale, ma non la mitra. Forse era questa una rivincita che gli agostiniani attendevano da secoli.

Non sappiamo di preciso quando gli Agostiniani vennero a Magliano come custodi del santuario della Madonna delle Grazie. Gli affreschi nella cripta del santuario, uno dei quali rappresenta - pare S. Agostino, farebbero pensare che ciò sia avvenuta molto per tempo, almeno nel. 1300.

Inoltre il Torelli, storico agostiniano;-afferma Che già nel 1284 vi avevano tenuto un capitolo provinciale presieduto da fra Nicola da Magliano loro definitore generale.

Bernasconi invece, solenne sostenitore di san, Liberatore agli inizi di questo secolo dice di aver visto un pubblico strumento secondo cui avrebbero preso possesso del santuario della Madonna solo il 28 aprile 1670chiamativi dai Maglianesi” e sostituendosi alla compagnia dei disciplinati che passarono alla chiesa di san Giovanni, venduta nel secondo. quarto di questo secolo. e collocata dove ora è il cinema comunale.

La notizia dovrebbe essere confrontata accedendo direttamente alle fonti agostiniane. Infatti le fonti maglianesi non sono favorevoli agli agostiniani appunto per queste questioni di san Liberato di cui ci stiamo occupando. Basti dire che questa antipatia si è trasmessa nei maglianesi fino a questi ultimi anni quando fecero di tutto per impedire alle suore Agostiniane del Bambino Gesù di riprendere dimora nella loro casa e cioè nel santuario della Madonna delle Grazie. La questione è del 1954.

Gli Agostiniani non godettero a lungo della loro vittoria: avevano offeso troppo i canonici. Avevano installato il loro santo nella Cattedrale. Che cosa pretendevano insomma? che cosa significava questo? (La medesima storia si è ripetuta alcuni secoli dopo, quando san Giovanni Bosco era stato chiamato a dirigere il Seminario di Magliano. Anche allora i canonici si sentirono punti sul vivo e san Giovanni Bosco nonostante le sue benemerenze verso il Seminario e la chiesa di santa Maria Maddalena da lui edificata, dovette fare le valigie con i suoi Salesiani e andarsene via da Magliano.)

Passarono appena due anni dal 1670, data dello strumento riportato da Bernasconi: nel 1672 per amore di pace gli Agostiniani lasciarono Magliano cedendo il santuario della Madonna alla custodia dei padri Mercedari.

 

4 - Il papa S. Innocenzo XI proibisce a Magliano il culto di San Liberatore. Breve del 30 settembre 1679.

Cacciati gli Agostiniani, i tifosi di san Liberatore iniziarono un'altra lotta, assai più difficile. Gli Agostiniani se ne erano andati; se ne andasse via dalla Cattedrale pure il loro san Liberato.

Ormai le altre questioni che. avevano agitato i maglianesi nel secolo precedente si erano risolte: il diritto della Cattedrale a Magliano era ormai una cosa assodata anche perché Vescovio era in squallido abbandono, la mentalità giuridica impostasi dopo il concilio di Trento aveva ormai dimostrato che la Cattedrale si fondava sul diritto e. non sulle reliquie, e infine perfino il Tevere già dall'anno 1626. si era deciso a passare sotto il ponte. I Maglianesi potevano perciò prendersi anche il lusso di combattere contro gli Agostiniani e contro san Liberato.

La questione dei due partiti si fece così grossa e accanita che il, Card. Nicola Ludovisi (1677-1681) non riuscendo a deciderla da solo per la intolleranza delle parti la passò a Roma alla Sacra Congregazione dei Riti.

Questa rispose nel 1679 con un decreto che forse lasciò allibiti i tifosi di san Liberatore: “Il titolo della Cattedrale, talvolta dubbio, in realtà' é di san Liberato”.

Certo la risposta teneva conto che il nome Liberatore non era testimoniato in nessuno dei martirologi per cui non poteva essere diversa; la formulazione invece sembrava fatta apposta per accendere le liti e non per placarle. Infatti si sapeva benissimo che i documenti perfino dei papi Pio -II e Alessandro VI parlando di questa Cattedrale la avevano indicata come "di san Liberatore".

I tifosi di san Liberatore potevano avere perciò ancora buon giuoco: la voce del Papa, anzi di due papi, valeva di più di quella della Sacra Congregazione dei Riti. E così il card. Ludovisi fu costretto a far intervenire l'autorità del Papa stesso, e chiese al Papa che personalmente facesse suo il decreto della Sacra Congr. dei Riti con un apposito Breve formulato nella maniera più solenne che fosse possibile.

Era allora papa Innocenzo XI, un santo. Costui non era capace di agire con faciloneria. Perciò prese la cosa molto sul serio, aprì una causa sull'argomento e l'affidò al Card. Girolamo Casanate, il fondatore della omonima biblioteca di Roma, uno degli uomini più dotti del suo tempo.

Questi dopo aver consultato sinceramente tutta le notizie in suo possesso giunse alla conclusione che un santo di nome Liberatore non è mai esistito; e ne riferì al Papa.

E così il 30 settembre 1679 sant'Innocenzo XI emise il breve Omnibus rationibus attente consideratis  in cui si proibiva a Magliano il culto di san Liberatore.

Il Breve è concepito in termini di infallibilità e appare evidente che il Papa intendeva impegnare tutta la forza della sua autorità apostolica: "Nos auctoritate apostolica...approbamus et confirmamus, illique inviolabilis apostolicae firmitatis robur adjicimus... Decernentes easdem praesentes litteras semper firmas, validas et efficaces existere, et fora, suosque plenarios et integros effectus sortiri et obtinere, ac ab illis, ad quos spectat, et pro tempore spectabit, inviolabiliter observari. Il testo poi invitai giudici a voler giudicare in conseguenza dal momento che san Liberatore non si deve più venerare: "Sicque in praemissis per quoscumque iudices ordinarios, et definiri debere, ac irritum et inane si secus super his a quoquam quavis auctoritate scienter vel ignoranter contigerit attentari” “Datum `Romae”. La località è Santa Maria Maggiore; la data il 30 settembre 1679.

Fu. la vittoria per i tifosi di san Liberato e la sconfitta per quelli 'di san Liberatore: Roma loquuta,causa finita!

Sulle tre porte della facciata della Cattedrale, in cima all'architrave fu scritto: "DIVI - LIBERATI - AEDES".

Non sappiamo quando fu scolpita la statua di san Liberato; essa comunque era nata per san Liberato e non per san Liberatore. Ormai che l'o stucco di gesso in gran parte è crollato è facile scorgere che la mitra iniziale non era quella di vescovo, ma una piccola mitra di abate che poi nei secoli posteriori è stata ingrandita con l'aggiunta di tavolette inchiodate, stuccate e dipinte.

Ancora nel 1731 il culto era quello di san Liberato. Infatti il Card. Albani che fece il nuovo altare lo consacrò a san Liberato come risulta dalla scritta incisa sulla lastra centrale di porfido: "IN HONOREM SANCTI LIBERATI EPISCOPI ET MARTYRIS". Curioso però che lo chiami vescovo. Però ormai in quegli anni stavano maturando dei fatti nuovi.

 

5- La Sacra Congregazione dei Riti proibisce a  Magliano il culto di san Liberato. Anno 1735

Ma i tifosi di san Liberatore, nonostante il forte richiamo di santo Innocenzo XI, non potevano darsi per vinti: era compromesso il loro onore. Non potevano cedere.

Perciò appena le acque cominciarono a calmarsi ritentarono l'attacco. In quegli anni che seguirono il Concilio di Trento, in cui il giuridismo fu portato; all’esasperazione, non era difficile trovare tra i cardinali e tra i giuristi persone che fossero capaci di trovare un appiglio qualsiasi per infirmare le decisioni di S. Innocenzo XI le quali nella sua intenzione dovevano “semper firmas, validas et efficaces existere et forea riguardo della proibizione del culto a san Liberatore. Non era perciò neppure improbabile che si pensasse alla emissione di un decreto uguale e contrario.

In quegli anni, pur di compiacere alcune persone - e nel nostro caso erano i canonici di Magliano - é stato fatto di questo e altro ancora. D'altra parte nel 1700 molte cose erano cambiate; inoltre i bollandisti degli Acta Sanctorum non avevano trovato improbabile l'esistenza di un san Liberatore vescovo e Martire.

I tempi perciò erano maturi per ripresentare a Roma la questione di san Liberatore. I canonici di Magliano, una diocesi suburbicaria, non potevano essere da meno delle altre diocesi vicine di Narni, Terni, Spoleto, Foligno ecc. che tutte venerano come protettore un santo vescovo. San Liberato era un abate agostiniano solamente.

La risposta della Sacra Congregazione dei Riti uscì nel 1735 ed aveva come ponente il Card. Zondadori. In essa i tifosi di san Liberatore ottennero assai più di quello che avevano desiderato: “Si deve restituire il culto a san Liberatore vescovo e martire, essendo sanLiberato un santo completamente sconosciuto "prorsus ignoto”.

Una vittoria così splendida i partigiani di san Liberatore non se l'aspettavano. L'avversario era completamente distrutto:prorsus ignoto. Ecco fatto dunque. Roma locuta, causa finita.

Con facilità il decreto della Sacra Congr. dei Riti si riferiva al san Liberato di Montefiascone di cui davvero non si conosce nulla; ciononostante la frase é strana lo stesso.

Più strano è il fatto che il decreto indichi che esistono a Magliano reliquie di san Liberatore. Infatti avevo accennato che stavano succedendo a Magliano dei fatti nuovi. Uno di questi è che nel 1727 il Card. Pietro Ottoboni aveva fatto venire dalla chiesa di santa Sofia in Benevento delle reliquie, autenticate da papa Benedetto XIII e che sarebbero appartenute a un san Liberatore vescovo e martire.Sancti Liberatoris episcopi et martyris vulgo dicti Libetati”.

Guarda caso. A Benevento sapevano anche che si chiamasse Liberato! Però viene da domandarsi: e quelle reliquie dei corpo di san Liberatore che i Maglianesi hanno venerato per tutto il 1500 fino al fattaccio del 1582 cosa erano allora? Insomma san Liberatore qual'è? quello di prima o quello di dopo? Quello di Magliano, o quello di Benevento?

Ad ogni modo nel 1700 del san Liberatore di Magliano non se ne parla più: evidentemente i maglianesi preferivano dire che san Liberatore non era un loro santo, piuttosto che divulgare il fattaccio.

Nota Sperandio che questo nuovo decreto del 1735 “fu posto. subito in osservanza...sebbene non tutti affatto abbiano potuto i semi cancellarsi che l'errore in contrario (= quello cioè di S. Innocenzo XI) sparsi aveva... Fu corretta la facciata della chiesa; non si poté correggere l'altare, non ,si poté correggere il volgo”.

Sono interessanti le notizie della facciata della chiesa, dell'altare e del volgo.

Nella facciata della chiesa sappiamo che c'era scritto "DIVI LIBERATI AEDES". Era uno scandalo. Bisognava correggerlo. Fu mandato perciò uno scalpellino che con l'aggiunta di poche lettere più piccole poste tra l'una e l'altra cambiasse il Liberati in Liberatoris. Chi oggi si ferma a leggere l'iscrizione posta sui tre architravi osserva con molta facilità la povera correzione "DIVI LIBERATorIs AEDES".

Sul porfido dell'altare maggiore sappiamo che c'era la scritta LIBERATO e questa non si poteva correggere senza distruggere l'estetica della pietra. Perciò è uno scandalo rimasto.

La cosa più grave segnalata da Sperandio è però ilvolgo che non si è. potuto correggere. Abbiamo già segnalato che il popolo di Magliano parla di san Liberato e mai di san Liberatore. Molti a Magliano si chiamano Liberato; però nessuno si chiama Liberatore. E' un nome che mette loro paura.

Essi, come qualcosa di atavico, hanno mantenuto la mentalità che il nome di Liberatore è un nome che non si può.mettere. E' qualche cosa come il nome di Gesù.Ce ne rendiamo conto se pensiamo che inizialmente la devozione era al Divino Liberatore e cioè a Cristo in croce.

'Ci si potrebbe chiedere: e le reliquie di san Liberato, quelle che erano venute così solennemente da Montefiascone e collocate nel reliquiario scavato nel petto della statua di san Liberato, dove sono andate a finire?

E si potrebbe rispondere che forse sono andate a finire nel luogo stesso dove qualche anno dopo,sono andate a finire le ossa del presunto san Liberatore di Benevento. Infatti le une e le altre, ambedue di santi presunti, sono sparite definitivamente e il reliquiario è rimasto vuoto. Però questo vuoto che troneggia nel petto della. statua. che sta cadendo in frantumi è assai espressivo: esso ha la forma. della SANTA CROCE.

 

6 - La faticosa ricostruzione a pezzi di un santo chiamato Liberatore

Dopo lo studio del dottissimo Card. Casanate e dopo il Breve di S.Innocenzo XI la questione di san Liberatore di Magliano avrebbe dovuto finire; e se ci pensiamo bene è davvero finita. Infatti il san Liberatore che è sta-to venerato dopo è un altro: è un santo costruito ex novo con frammenti di notizie venute parte da Benevento, parte da Magliano, parte da Ariano Irpino e mescolate insieme. Insomma non è più il santo dei maglianesi.

Per. raccogliere le fila di questa nuova, faticosa costruzione bisogna..ritornare agli inizi del 1600.

Gli studi che andava facendo il Bosius sulle catacombe romane e gli studi che avevano avviato i Bollandisti degli Acta Sanctorum suscitarono un grande interessamento per le storie dei santi. Vi si aggiunga che i Bollandisti, appoggiati dalle autorità centrali della Chiesa, avevano chiesto a tutte le diocesi memorie di santi, notizie di reliquie, cataloghi di,níartiri e di Vescovi.

A completare il quadro occorre aggiungere che in quel periodo si riteneva che tutti i morti delle catacombe fossero corpi di martiri, o corpi santi come si solevano chiamare: alcuni di essi avevano un nome proprio scritto sulla lapide. Questi venivano tolti dalle catacombe e portati nelle diverse chiese dove erano venerati col nome proprio: “nomine proprio.

Ma nelle catacombe vi sono moltissimi corpi per i quali sul loculo non vi e inciso alcun nome. A questi si davano dei nomi simbolici e cioè. che si addicessero a martiri di Cristo e venivano essi pure mandati in dono alle diverse chiese: tra i nomi ricordiamo Teotimo, Teofilo, Niceforo, Illuminato, Illuminata ecc. (41).

Giunte le cose a questo punto non doveva essere poi tanto difficile ,trovare corpi di san Liberato o di san Liberatore. Non è stato certo né il Bosio e né i Bollandisti a favorire questo andazzo; però esso si era talmente radicato che verso la fine del secolo il Mabillon che aveva provato a criticarlo nella sua "Epistola de cultu sanctorum ignotorum" ha rischiato assai da vicino di andare a finire sotto una causa di eresia .

Seguendo le notizie dei Bollandisti cerchiamo adesso di ripercorrere la strada che ha portato alla ricostruzione di san Liberatore. Il FERRARIUS nel 1613 aveva pubblicato un catalogo di santi in cui al 15 maggio al primo posto aveva messo un san Liberatore. Ferrarius con molta sincerità storica dice che lui non sapeva niente su san Liberatore; e ciò che aveva detto lo aveva desunto dalle voci che correvano a Benevento a Magliano Sabina e a Sulmona.Sancti Liberatoris episcopi et martyris in Pelignis, frequens et celebris est memoria multis in locis, praesertim Sulmonae, Beneventi ubi eius reliquiae habentur, et Manliani in Sabinis ubi tutelaris est et templum habet, ut accepimus.

Ed ecco che san Liberatore comincia a costruirsi: da Benevento si ricava la notizia del corpo, da Magliano la notizia che era vescovo e martire e che se ne faceva la festa al 15 maggio. E da Sulmona?

In un secondo catalogo compilato nel 1625 il Ferrarius escluse il nome di Sulmona. Segno che li non si era trovato nulla. Quindi san Liberatore fino adesso si regge su Magliano e Benevento. In Pelignis sancti Liberatoris episcopi et Martiris...ex tabulis ecclesiae Beneventanae ubi eius habentur reliquiae, et Ecclesiae Manliani Sabinis ubi is uti patronuscoli fertur.

Due anni dopo e cioè nel 1627 DAVIDE ROMAEUS pubblicando il suo libro "De Quinque Divis Custodibus ac Praesidibus urbis Surreriti" alla pagina 409 ricorda "In Pelignis Liberator". Una notizia scarna, come si vede; però mostra come l'idea di un san Liberatore comincia a spargersi.

Ciò che vi era a Magliano di san Liberatore lo sappiamo, ma a Benevento di preciso, cosa vi era? Ferrarius che è stato il primo a dare la noti-zia non conosceva personalmente né Benevento e né Magliano. Occorre attendere il 1635 per avere notizie più precise.

MARIUS DE VIPERA arcidiacono di Benevento pubblicò proprio in quest’anno a Napoli il catalogo dei Santi di Benevento. Tra essi il 15 maggio viene nominato san Liberatore. Il nome è desunto da una iscrizione di marmo che disse esistente presso la cappella del tesoro, la data festiva dal Ferrarius e quindi dalla memoria di Magliano. Il De Vipera a questo punto si pone un altro problema e cioè il Ferrarius aveva indicato san Liberatore come vescovo.e martire. Allora, vescovo di dove?

In quegli anni il giuridismo di Trento non si era ancora affermato'e il canone sesto del Concilio di_Calcedonia  (anno 451) veniva ancora os­servato. Dice il canone: "Nessuno deve essere ordinato se non gli è assegna­ta specificamente una chiesa.'C51oroche sono stati ordinati senza funzioni pastorali il Santo Concilio ha deciso 'elle la loro ordinazione è nulla e non avvenuta e che a vergogna di chi l'ha conferita, non potranno mai più eser­citare la loro funzione". San Liberatore non poteva essere perciò un Vesco­votitolare perché' proibiti dal famoso concilio.

Che fosse stato vescovo di Benevento il De Vipera lo esclude perché allora il nome di san Liberatore si sarebbe trovato nell'apposita lista. Allora avanza l'ipotesi che sia stato vescovo di Ariano Irpino, e cioè dei Peligni. Allora vediamo cosa avviene ad Ariano.

FABIO.BARBERIO nello stesso anno 1635 pubblicò il catalogo dei vescovi della sua città. In esso dichiarò che primo vescovo di Ariano Irpino è stato Meinardo:nel 1070. Però la notizia presentata a Benevento come una ipotesi non gli dispiacque; per cui premise alla lista queste parole:Sanctus Liberator Martyr fuit episcopus Ariani, ex relatione a Beneventanis. Della notizia quindi non se ne assume la responsabilità, ma ne dà la colpa ai Beventani. Però resta sempre il fatto che ciò. che i.Beneventani avevano presentato come una timida ipotesi, egli l'accetta con una certa sicurezza. E resta ancora un altro fatto: se Meinardo è il primo vescovo di Ariano Irpino e san Liberatore viene prima è segno che, san Liberatore non viene per niente. Ed è quello che hanno dimostrato i Bollandisti citando anche un manoscritto della vaticana (il n.5949.) che proveniva da Benevento e non par-lava di episcopati. Anche Ughelli presentando nel 1662 la lista dei vescovi di Ariano non nomina Liberatore.

I Bollandisti conclusero le loro inchieste con le parole: "Certissime videtur Liberatorem fuisse martyrem (ed è la notizia che viene da Magliano), eíusque sacras reliquias esse Beneventi (ed è il contributo di Benevento alla costruzione del nostro santo), valde probabile est fuisse episcopus (ed è il contributo di Ariano Irpino che generosamente gli ha dato la sede episcopale in maniera da rendere credibile la notizia di Magliano).)

 

 Il breve. della Sacra Congregazione dei Riti del 1735 si trovava perciò dinanzi a un san Liberatore nuovamente costruito col contributo generoso di tre paesi: il corpo da Benevento, la data festiva e l'indicazione del martirio e dell'episcopato da Magliano, il seggio episcopale da Ariano Irpino.

A san Liberato perciò non restava che da sloggiare dalla Cattedrale. Le scritte "Liberato" sono state cambiate in "Liberatore" come già detto, e perfino la statua di san Liberato è stata corretta con l'aggiunta di una mitra più lunga mediante tavolette inchiodate. Il tutto, stuccato di gesso e colorato, ha resistito fino ai nostri giorni in cui le stuccature stanno crollando ed è facile vedere le aggiunte e  contraggiunte.

Se vuoi vederlo è nella cappella della santa Croce, a sinistra entrando; però è bene che ci vada preparato. Ciononostante nella Cattedrale di Magliano sono rimasti sia il nome di Liberato che quello di Liberatore: testificati entrambi da uguali iscrizioni, negati entrambi da uguali decreti pontifici, venerati e predicati entrambi. La gerarchia da parte sua predica san Liberatore; il popolo da parte sua venera solo san Liberato. E il ... dialogo continua.

Una delle cose più gustose che si godono a Magliano è l'omelia che i vescovi o i cardinali devono fare il 15 maggio in onore di san Liberatore. "inter Missarum solemnia". Un privilegio che nessuno invidia.

E così sulla collina di Magliano le memorie venerate fin dal 1200 non sono più due sole, ma tre: la santa Croce, san Liberatore e san. Liberato. Dei quali, tutto sommato, la santa Croce è veramente esistita. Non solo, ma il suo culto non è stato mai condannato, da nessun Papa.